Basket padovano in piena crisi
L’ANALISI L’ A2 manca da 13 anni e non ci sono squadre nelle prime tre serie nazionali
Presidente Fip: «La pallacanestro giovanile va bene, ma i mecenati sono assenti»
DAL GAZZETTINO
Qual è lo stato di salute del basket padovano? Due date: 1997, la Floor Petrarca retrocede dalla A2 (dove aveva fatto ritorno quattro stagioni prima, dopo 20 anni); 2005, l'Acqua&Sapone Patavium Petrarca nata da fusione quattro stagioni prima retrocede dalla B d'Eccelenza. Da allora, 13 e 5 anni fa, Padova non ha più avuto squadre nelle prime tre serie nazionali. Al riguardo, abbiamo ascoltato due autorevoli esponenti "super partes": il presidente Fip provinciale Riccardo Guolo e Francesco Duso, ora fermo ma vera memoria storica del nostro basket essendo stato in passato direttore sportivo di Virtus (oltre 20 anni, portandola alla B Nazionale); Petrarca (dal '93 al 2001); e fino al 2003 Patavium Petrarca.
«Il quadro è vicino all'agonia - spiega Duso -. La prima squadra fa la B2 come può; le due di C1 vivacchiano; e un settore giovanile fatto con certi criteri, come quello del Petrarca, finisce per risultare fine a sè stesso non avendo come sbocco una squadra di vertice, tanto che i ragazzi migliori vengono ceduti». Eppure nei primi anni '90 addiritura due squadre (Petrarca e Virtus) venivano promosse in serie A2. Certo con mezzi tecnici ed economici ingenti, quasi un paradosso rispetto all'attuale situazione. Riguardo al Petrarca, una vicenda che ho vissuto direttamente, il discorso è lungo. Legato all'avvicendamento tra la presidenza di Learco Peruzzo, che aveva fatto grandi investimenti allestendo un'"armata", e quella - voluta dai Gesuiti e Padre Pretto - di ex giocatori che proseguì tale avventura sulle ali dell'entusiasmo ma d'inerzia, cercando di appianare debiti e facendo solo pochi inserimenti sul telaio già consolidato. Quella che fu vista come "la soluzione", cioè l'acquisto della società da parte dello sponsor, si rivelò un boomerang e portò a una fine tragica. Di quell'esperienza, mi resta un doppio rammarico: aver gestito la serie A2, il minimo per una società di quel blasone e per una città come Padova, senza che questo fosse recepito da nessuno; e non aver potuto consolidare un progetto, legato anche all'amicizia con Maurizio Gherardini (vicepresidente dei Toronto Raptors nell'Nba e all'epoca procuratore generale alla Benetton, ndr), di diventare la "squadra-scuola" della Benetton Treviso». Proprio una mancata progettualità, oltre ai dissapori tra dirigenti e alla crisi economica generale, sono i principali limiti attuali. La "base", infatti, resta sana. «In effetti - spiega il presidente della Fip provinciale Riccardo Guolo -, a fronte di una crisi al vertice e della mancanza di un mecenate, la nostra provincia quanto a numeri è la più ricca del Veneto: la tendenza degli ultimi 3-4 anni è un incremento a livello giovanile, di Minibasket e amatoriale; un patrimonio "spalmato" sul territorio. La provincia si muove più velocemente della città: sia a livello di impiantistica che di sinergie tra società e aziende. La realtà però è che divisi non si può più andare avanti di così e per guardare avanti bisogna far crescere i dirigenti».
Presidente Fip: «La pallacanestro giovanile va bene, ma i mecenati sono assenti»
DAL GAZZETTINO
Qual è lo stato di salute del basket padovano? Due date: 1997, la Floor Petrarca retrocede dalla A2 (dove aveva fatto ritorno quattro stagioni prima, dopo 20 anni); 2005, l'Acqua&Sapone Patavium Petrarca nata da fusione quattro stagioni prima retrocede dalla B d'Eccelenza. Da allora, 13 e 5 anni fa, Padova non ha più avuto squadre nelle prime tre serie nazionali. Al riguardo, abbiamo ascoltato due autorevoli esponenti "super partes": il presidente Fip provinciale Riccardo Guolo e Francesco Duso, ora fermo ma vera memoria storica del nostro basket essendo stato in passato direttore sportivo di Virtus (oltre 20 anni, portandola alla B Nazionale); Petrarca (dal '93 al 2001); e fino al 2003 Patavium Petrarca.
«Il quadro è vicino all'agonia - spiega Duso -. La prima squadra fa la B2 come può; le due di C1 vivacchiano; e un settore giovanile fatto con certi criteri, come quello del Petrarca, finisce per risultare fine a sè stesso non avendo come sbocco una squadra di vertice, tanto che i ragazzi migliori vengono ceduti». Eppure nei primi anni '90 addiritura due squadre (Petrarca e Virtus) venivano promosse in serie A2. Certo con mezzi tecnici ed economici ingenti, quasi un paradosso rispetto all'attuale situazione. Riguardo al Petrarca, una vicenda che ho vissuto direttamente, il discorso è lungo. Legato all'avvicendamento tra la presidenza di Learco Peruzzo, che aveva fatto grandi investimenti allestendo un'"armata", e quella - voluta dai Gesuiti e Padre Pretto - di ex giocatori che proseguì tale avventura sulle ali dell'entusiasmo ma d'inerzia, cercando di appianare debiti e facendo solo pochi inserimenti sul telaio già consolidato. Quella che fu vista come "la soluzione", cioè l'acquisto della società da parte dello sponsor, si rivelò un boomerang e portò a una fine tragica. Di quell'esperienza, mi resta un doppio rammarico: aver gestito la serie A2, il minimo per una società di quel blasone e per una città come Padova, senza che questo fosse recepito da nessuno; e non aver potuto consolidare un progetto, legato anche all'amicizia con Maurizio Gherardini (vicepresidente dei Toronto Raptors nell'Nba e all'epoca procuratore generale alla Benetton, ndr), di diventare la "squadra-scuola" della Benetton Treviso». Proprio una mancata progettualità, oltre ai dissapori tra dirigenti e alla crisi economica generale, sono i principali limiti attuali. La "base", infatti, resta sana. «In effetti - spiega il presidente della Fip provinciale Riccardo Guolo -, a fronte di una crisi al vertice e della mancanza di un mecenate, la nostra provincia quanto a numeri è la più ricca del Veneto: la tendenza degli ultimi 3-4 anni è un incremento a livello giovanile, di Minibasket e amatoriale; un patrimonio "spalmato" sul territorio. La provincia si muove più velocemente della città: sia a livello di impiantistica che di sinergie tra società e aziende. La realtà però è che divisi non si può più andare avanti di così e per guardare avanti bisogna far crescere i dirigenti».


Ritengo molto più "cazzute" quelle società che si sbattono per fare la C2 e la D e che coltivano i propri settori giovanili senza andare a prendere di qua e di là giocatorini già pronti per vincere i campionati.
Se Padova non ha una squadra di vertice la colpa di qualcuno c'è....